Francesco De Leo

Ho acquistato i primi alveari nel 1977, ma per capirci qualcosa e pensare di fare di questa passione un lavoro, ho dovuto aspettare tre anni, una stagione di lavoro presso un apicoltore professionista, oltretutto ospitato nella sua bellissima famiglia. Adesso, dopo 35 di attività, quando mi trovo ad affrontare un problema, penso sempre a come quell’apicoltore, quell’amico, Onelio Ruini, l’avrebbe risolto.

Da studente universitario di Agraria mi ponevo continuamente la domanda di come poter allevare degli animali nel modo più rispettoso possibile e senza doverli poi uccidere. Poi un giorno del 1975 sono andato a trovare il mio docente di geologia, a Firenze, e sul suo terrazzo che guardava la città ho trovato la soluzione e insieme una meraviglia che continua ancora oggi: 2 arnie che una volta aperte mi hanno lasciato senza parole. La mia tesi di laurea affrontava l’argomento della “Meccanizzazione in Apicoltura” e ho avuto la grande soddisfazione di una commissione di professori universitari che stava e sentire, con estrema attenzione, la mia esposizione.

La possibilità di iniziare un lavoro con investimenti di piccola/media entità è stato un altro grande vantaggio : si può affrontare la costruzione di un’azienda senza prevedere l’acquisto di trattori, capannoni, apparecchiature costose o mezzi di trasporto specializzati. All’inizio può bastare una vecchia Fiat 127 che arranca nel trainare un carrellino con arnie e melari!

La mia azienda si trova al confine delle province di Siena e Grosseto, in zona collinare, la vegetazione è costituita essenzialmente dal bosco della macchia mediterranea e da erbacee spontanee dei tanti piccoli DELEO_GRUPPO SITOappezzamenti ormai non coltivati, ma utilissimi per le api. Con spostamenti di 25/30 Km raggiungo i prati e i girasolai della pianura senese. Gestisco gli alveari, gli spostamenti e il lavoro di laboratorio da solo, mia moglie mi aiuta nei traslarvi da pappa reale e da regina, ma sono in una piacevole e utile rete di collaborazione con altri soci di Conapi, per l’individuazione e l’utilizzo di fioriture estive e di postazioni invernali.

Conduco 300 alveari con i quali riesco a produrre millefiori, castagno, girasole, melata, raramente corbezzolo e sono ospitato dai colleghi Conapi nelle loro postazioni per l’acacia. Da cinque anni ho affiancato al miele la produzione di pappa reale, polline e nuclei, produzioni queste che penso di sviluppare sempre di più perché un po’ meno faticose dal punto di vista fisico: il miele è l’essenza dell’apicoltura, meraviglioso e entusiasmante, ma si scontra qualche svolta con uDELEO1 SITOna schiena di 62 anni.

Dalla casa di Onelio Ruini, a Carpi, sono passati in tanti, non solo principianti come me, ma anche apicoltori già sulla strada del professionismo che cercavano di realizzare una reale innovazione e nuovi orizzonti per un settore produttivo agricolo sempre più in crescita; Onelio ha saputo indicare una strada, una buona strada: l’unione dei produttori dal punto di vista politico-sindacale e economico, la Cooperativa, appunto. Una volta costituita la Cooperativa, alcuni di quegli apicoltori, ormai amici e colleghi, mi hanno invitato a partecipare. Adesso a più di trenta anni di distanza, Conapi è una parte della mia azienda, non solo perché vende il mio prodotto ma perché c’è uno scambio continuo di proposte e di indicaDELEO2 sitozioni e per me rappresenta una grande sicurezza e un ottimo investimento per il futuro.

Vedere adesso nuovi apicoltori, giovani preparati e con aziende moderne, provenienti da tutte le regioni d’Italia, Soci di Conapi è la dimostrazione che il “nostro” amico Onelio Ruini aveva la vista lunga.

Cosa mi piace del mio lavoro?Il contatto con la natura, con le api, meravigliarmi ancora nel vedere la nascita di una regina, aspettare con impazienza l’uscita dallo smelatore del primo miele dell’anno, cogliere l’alba in una campo fiorito dopo aver posizionato delle arnie, andare in apiario d’inverno e chiedere a voce alta se va tutto bene, ragazze! stando attento che non mi ascolti nessuno.