Anna Ganapini

Albinea (RE)
Faceva molto caldo. Mio padre, il nonno e la nonna tornavano a casa di notte, era tardi ma io e mia madre li aspettavamo alzati, con ansia. Tutti sudati e stanchi scendevano dal camion e scoprendo il cassone dal telo protettivo ci mostravano fieri il raccolto della transumanza.

Tanti melari pieni ricolmi di miele di acacia delle Prealpi Varesine. Una gioia. Ma quanto lavoro. E la nonna sempre a fianco del nonno. Nei momenti di lavoro più pesante era lei a sostituirlo, con la forza e la tenacia di un uomo.

Ecco la mia eredità.

Ho scelto di vivere con le api per non perdere lo splendido patrimonio di famiglia e affiancare mio padre prima che fosse impossibilitato ad insegnarmi il mestiere dell’apicoltore. Decisione controversa in famiglia, abbandonare un posto di lavoro a tempo

indeterminato è una scelta decisamente discutibile al giorno d’oggi…ma la cosa s’è fatta. Nel 2011 sono subentrata in Conapi a mio padre, Carlo Ganapini, già socio dal 1996, anch’esso subentrato al mio caro nonno materno, Lionello Rossi, socio fondatore  di Conapi, al fianco di Onelio Ruini.

Oggi conduco, con certificazione biologica, 300 alveari, pratico nomadismo in Lunigiana e prediligo allevare le api sull’Appennino reggiano dove posso raccogliere polline e propoli esenti da residui di sostanze inquinanti. Lavorare è un piacere che si rinnova quotidianamente con l’orgoglio di mantenere floride numerose colonie di insetti impollinatori. Il mestiere è umano e mai alienante perché in stretta connessione con i ritmi della Natura. Così in essa si trascorre il tempo, corrono le stagioni e quando fioriscono il tarassaco, l’acacia, il tiglio, il castagno e tutti gli altri fiori, si vola con le api!