Alessandro Sciarrillo

Sant'Angelo a Scala (AV)

Tipologia Prodotto:

Miele di Castagno

DA UNA VESPA… 300 ALVEARI.

Inserire, quasi per gioco, un esame di apicoltura nel piano di studi alla Facoltà di Agraria ha segnato la sua vita. Alessandro Sciarrillo, classe 1974, di Sant’ Angelo a Scala, in provincia di Avellino, dopo quell’esame si è incuriosito e si è avvicinato a questo mondo, tanto da vendere la sua affezionata Vespa 125 per ricavare il denaro necessario all’acquisto di dieci alveari. Il ronzio delle api e la loro instancabile compagnia lo hanno coinvolto a tal punto che, nel 2000, ha messo nel cassetto gli studi all’Università di Portici e i 21 esami già sostenuti per dedicarsi a tempo pieno alle sue api, circondato dal verde delle colline irpine in Campania.

Non è stato facile per me apprendere i segreti dell’apicoltura, perché la mia formazione non nasce, come per molti miei colleghi, da una tradizione familiare ben assodata, ma è cresciuta con me attraverso i testi universitari prima e l’attenta osservazione degli anziani apicoltori delle mie terre poi. Sempre accompagnato dal forte richiamo della natura e del ciclo delle stagioni.

Oggi i miei primi dieci alveari sono solo un dolce ricordo: con l’aiuto della madre, che mi sostiene quotidianamente nelle attività di laboratorio, gestisco ben trecento alveari stanziali. Duecento di essi sono destinati all’estrazione di miele di acacia, castagno e millefiori chiaro, i restanti – forse ancor più preziosi – li curo per allevare e inserire sul mercato oltre duemila api regine ogni anno. Un lavoro impegnativo, che mi ha portato a conoscere, negli anni, l’apicoltura nomade producendo dell’ottimo miele d’arancio, ma che ora – accantonato il nomadismo per poter seguire, con la dovuta cura, le regine – mi tiene con orgoglio legato alla mia terra.

Fin dall’inizio dell’attività, ho scelto di associarmi a Conapi, invitato dal socio “storico” Bruno Pasini. In Conapi ho trovato un gruppo di lavoro stimolante costituito da persone che, con grande intraprendenza e affrontando il mercato in modo associato, sanno dare il giusto valore al mio lavoro e alle peculiarità della produzione e dell’impegno di ogni singolo apicoltore.

Per questo mi sono impegnato per consociare a Conapi anche i colleghi delle aree vicine, nonostante il contesto e la cultura locali concepiscano ancora l’apicoltura in un rapporto chiuso e privato tra l’uomo e le proprie api, con un’ottica poco propensa a coinvolgere i giovani nel settore. Ma non mi sono mai scoraggiato nella ferma convinzione che lavorare in gruppo permetta di veder valorizzato esponenzialmente il proprio lavoro.

Il contatto continuo con la natura e, ancor più, l’esclusività di un’attività che mi regala un rapporto privilegiato con l’ambiente e con le stagioni sono il mio orgoglio e che ho cercato di trasmettere ai detenuti della vicina casa di reclusione di Sant’Angelo dei Lombardi (Avellino), dove ho gestito per alcuni anni un corso di formazione annuale studiato per offrire opportunità di inserimento lavorativo a chi esce dal carcere. Finora nessuno dei miei  “alunni” mi ha seguito nella carriera di apicoltore, ma il grande entusiasmo con cui mi accolgono ad ogni lezione mi ripaga dell’impegno.

Nel frattempo, in attesa di poter un giorno collaborare con qualcuno di loro, continuo la mia attività quotidiana di allevamento e raccolta dei dolci frutti dell’alveare, affinando ogni giorno di più la magica empatia che lega il mio lavoro al ronzio laborioso delle api e allo scorrere naturale delle stagioni.